Una storia disonesta

romanzo di   Michele Giocondi

Dal commissariato di piazza del Duomo di Firenze parte una nuova inchiesta. Ne è protagonista il commissario Marco Ristori, che i lettori già conoscono per il precedente Un’ombra più bianca del pallido.

La cronaca cittadina è sconvolta da un efferato crimine che si è consumato all’interno del mondo della politica, proprio dentro il palazzo della regione, dove è stato rinvenuto il cadavere di un consigliere regionale con il cranio fracassato. Il fatto suscita enorme scalpore, sia per le modalità del delitto, che per il personaggio e il contesto in cui è avvenuto. Le indagini ufficiali, gestite in prima persona dai vertici dell’ordine pubblico cittadino, sembrano non approdare a niente, nonostante il dispiego di uomini e mezzi. Il questore si rivolge allora ufficiosamente al suo commissario preferito, a Marco Ristori, sino ad allora estraneo alle indagini, e gli chiede di collaborare riservatamente. Il commissario si mette subito all’opera e piano piano vede emergere un quadro complesso, uno di quelli da mettere veramente in crisi, perché alla fine conduce ad un dilemma drammatico: seguire la legge, che però rischia di generare ulteriore ingiustizia, o agire secondo coscienza?

 Ecco uno dei temi che la letteratura ha affrontato innumerevoli volte sin dai tempi più antichi, per lo meno da Sofocle in poi: quando la norma non è in grado di inquadrare una situazione delicata come quella che Ristori si trova davanti, cosa fare? Un caso davvero difficile, uno di quelli che non fanno chiudere occhio, e che alla fine Ristori risolverà a modo suo …

La Firenze di oggi, con i personaggi, le vicende e le trame più o meno lecite che vi si intrecciano, ancora permeata di quell’arguzia boccaccesca che l’ha contraddistinta da sempre, torna protagonista nel nuovo giallo di Michele Giocondi. E torna ad appassionare i lettori…

L’autore, Michele Giocondi, è un professore di italiano e storia nei licei, oggi in pensione. E’ autore di un apprezzato dizionario dei sinonimi e contrari, più volte ristampato, nonché di vari saggi e articoli. Con Una storia disonesta riprende il suo cammino narrativo, proponendo un avvincente giallo che vede protagonista il commissario Ristori, incontrato per la prima volta nel precedente Un’ombra più bianca del pallido.

Il libro, come il precedente, è pubblicato dalla casa editrice fiorentina goWare, specializzata in editoria digitale. Costa 6,99 euro in versione digitale e 12,99 euro in versione cartacea, ma ci sono varie promozioni in corso. E’ acquistabile sia in versione digitale che cartacea presso qualunque libreria, andandolo poi a ritirare, oppure ordinandolo direttamente a Amazon e presso le principali librerie digitali, che provvederanno a recapitarlo a casa.

Per maggiori informazioni e copie omaggio digitali: Maria Ranieri Ufficio Stampa goWare S.r.l. mari@goware-apps.com | mobile: 328 0978409

 

 

   ….Crisalide e poi farfalla !

  Se c’è una cosa che a una donna non manca proprio è il dono, analizzato in tutte le sue sfaccettature. E se dici dono ecco affiorare poco a poco il talento insito in ognuna di noi, ovvero quella competenza e saperi specifici che sfociano verso le curiosità, con la passione di vedere altrove, rimettendoci sempre in gioco. Ed è proprio in questo universo di capacità artistiche, intellettuali e cognitive, che ci vuole coraggio ad esprimere le proprie idee rimanendo ben ancorati al terreno, seppur in un contesto più leggero, talvolta con la testa sopra le nuvole, al fine d’osservare la realtà per dare sfogo alle idee più alte ed innovative.

Proprio di questo hanno parlato le socie della “Fidapa BPW Italy“ con una conferenza sul Tema Nazionale “I talenti delle donne: una risorsa economica, sociale, politica per il nostro paese”, quale intermeeting Fidapa BPW Italy tra le sezioni di: Empoli, Lucca, Montecatini Terme, Pistoia, San Miniato, Versilia. Nella splendida e quieta Villa Zaccanti di Quarrata, il ‘la’ è stato dato coi saluti – e poi presentazione – di Daniela Malanima, Presidente sezione Fidapa BPW Italy Empoli, che si è soffermata sulla progettazione e sul lavoro di squadra, ben lontani dall’individualismo, per il conseguimento di risultati ottimali. Seguivano vari interventi delle socie, quali quelli di operare insieme contrassegnati dalle divergenze di ciascuna figura, ricordando le prime musiciste del Cinquecento, la dolce Artemisia Gentileschi, eppoi ancora restauratrici, ricercatrici, ed altre ancora, veri e propri ‘geni’ del passato e dell’odierno.

Non mancavano poi riferimenti a quell’architetto iraniana morta per la stupidità umana, alla Valeria Soresin perita per essersi trovata in un momento estremamente feroce e critico, con i ricordi alla strage in Spagna e seguenti accadimenti. “Il nostro pianeta, i rinnovamenti quali anche la bioedilizia, sono cose che ricadranno sui nostri figli e sui nostri nipoti – veniva sottolineato – è pertanto basilare lavorare attraverso forme di buona etica, ribadendo principi come quelli che sostengono la nostra Fidapa, tramite partecipazione all’Onu, far valere i propri diritti nelle parità salariali, con occhio attento nei confronti della maternità, ancor oggi purtroppo penalizzata”.

Interessante poi il richiamo mitologico, esposto dalle varie relatrici, tramite “ Uno sguardo sul femminile” con quell’Eva onnipresente e quindi ben entrata nell’immaginario collettivo con tanto di seduzione e sinuosità, accanto ai modelli altamente ‘tentativi’ del serpente e dalla mela. Un riferimento poi a quel mondo contrassegnato da emozioni e passioni tragedia greca = logos e teatro ) arrivando ai modelli patriarcali di Freud. Questo tuttavia svincolato da Jung con i riferimenti alla genesi del mondo greco: animos – logos che volge alla ragione ed all’intelletto e anima o eros, catalizzatore di emozioni, comunicazioni e cura delle relazioni. Giusta e dovuta la considerazione che deve essere fondamentale senza prevaricazione in un buon rispetto reciproco.

Quanto a “Le dee dentro di noi “, è piaciuta molto l’osservazione che i talenti in noi non solo sono innati – pensiamo anche a quelli latenti – bensì compongono anche la nostra personalità. “In questo ambiente dove circola una grande energia – spiegava Brunella Barillaro – psicologa psicoterapeuta di Firenze – ci sono ulteriori basi per farli uscire e questa è una grande forza poiché ci aiutano a divenir più intere e più armoniche. Doveroso sottolineare che il dominio maschile è nella nostra pancia.”

Più tardi l’excursus della psicologa e psicoterapeuta Francesca Mancini capace di fare un raffronto tra tre figure – nostri supporti – estremamente diverse eppur perfettamente armoniche ove è facile per noi comuni mortali rispecchiarci in esse. Perché se Artemide, Dea di pensiero, accetta le sfide ed ha aspettative nella sua bella indole indomita, Athena è rappresentante della saggezza e dei mestieri. Estremamente razionale, segue il padre volgendo poi i suoi interessi alla costruzione ed alla matematica. Estia è invece più estroversa…forse più malinconica e sopravvive nelle grosse difficoltà. Capace di autoconsolarsi, sviluppa personalità e solitudine, è mansueta ma non debole e pondera ben bene ogni cosa. Servizievole, anche se la loro natura è quella d’essere fredde e quindi inquietano chi gli sta attorno. La dimensione spirituale è molto sentita, ma non c’è ambizione; attaccatissima al marito, se lui perisce, va profondamente in crisi.

Altro percorso, altra relatrice, altro gruppo: a voi Le vulnerabili! Demetra è di grande lealtà, però se ferita, incamera rabbia diventando rancorosa. Nutre il marito, amano collaborare e in lei non v’è competizione. Ella è la nutrice: conserva un forte istinto materno nella sua duplicità e, nelle mancanze, rifiorisce. La ciclicità è importante come la fede nel rinnovamento. Persefone: che grinta! Regina degli Inferi conosce a menadito le arti. Si evolve di continuo distaziandosi dalla madre per trovare la propria autonomia.

Un pizzico di passionalità non guasta, specie quando viene accompagnata alla libertà. Paragone con Brigitte Bardot? Ma…sta di fatto che Afrodite ha molta creatività anche se può essere fraintesa e mal interpretata.

L’incontro è finito: giusta osservazione quella raccolta da Michela Fucile “Presidente Fidapa BPW Italy Versilia” ove ogni donna riflette su stessa poiché lo scambio è importante e le capacità ci sono. Basilare non subire condizionamenti bensì aprire l’anima, il cuore, le menti, con continue ma sopratutto costruttive conversazioni, atte a debellare ogni forma di violenza. E poi…la musica. Sì, proprio la musica che fa veri e propri miracoli, tanto che se le persone si fossero dedicate a quest’arte forse non ci sarebbero stati gli attentati a Parigi, Bruxelles, ed altro ancora.

Perché allora non diffonderla “nell’aria “e non solamente nei negozi e supermercati?

Carla Cavicchini

cavicchini.press@gmail.com

Svizzera dai mille volti

Mille, mille ed ancora mille attrazioni regala la Svizzera, con quel paesaggio da favola ricchissimo di fascino che magnificamente si sposa con le suggestive ‘cime’ delle imponenti Alpi, creando una meravigliosa ‘corniche’ intorno a Losanna e Montreaux.

 Gli ampi spazi dai lunghi respiri permettono di immergersi nella magnifica natura con la regione ‘ginevrina’, da sempre nota per l’alto artigianato che si distingue per l‘arte della carta, dei deliziosi merletti, con tanto minerale per forgiare capolavori, senza tralasciare quel buon legno ‘vivo’ per gli ottimi liutai.

E…le simpatiche macchinette chiamate   “musical boxes”, beh…doverose mettere anche quelle!

Buon biglietto da visita rimane tuttavia quel ‘lifestyle’ squisitamente ‘svizzerino’, caratterizzato dai suoi tanti eventi, locali ed internazionali apprezzati in ogni parte del mondo.

Lo sport montano, specie quello in sella alla ‘bici’, è frequentatissimo, come frequenti i ristoranti del luogo capaci di offrire tipiche cene a base di salsicce di porco – tutto ottimamente affumicato – con l’immancabile assortimento dei formaggi Dop quali l’Etivaz, il Vacherin Cheeses, ed anche il Gruyère. E se i piatti salati non sono l’unica attrattiva della zona, è giusto menzionare le squisite torte, che ben si sciolgono sotto il palato, quali l’Amandine semplicemente prelibatissima, ed ancora quelle marmellate di mele e pere cotte per oltre 24 ore.

Dirigiamoci adesso verso il Cantone del Vaud nel cuore “of the lake Geneva Region”, appunto uno dei 26 cantoni della zona, dove l’altissima densità turistica rappresenta una delle sue principali risorse grazie alla cultura, ai suoi siti medievali, agli imponenti musei e tradizioni locali che attirano i curiosi da ogni parte del mondo. E non è finita, poiché Montreaux Riviera ci accoglie calorosamente con la sua posizione incantevole sulle rive del lago Lemano, ed ancora ai piedi delle Alpi.

La Svizzera, terra dai dolci paesaggi che sembrano veri e propri dipinti, ha sempre avuto l’onore d’esser stata frequentata dalla nobiltà europea e, proprio qui, in cerca di pace ed ispirazione trovarono posto Heminghway, Lord Byron, Ghandy, Jean Jacques Rosseau, ed altri ancora quali la dolcissima Sissi.

  Oggi sul lungolago è piacevolissimo camminare e rilassarsi (altro che dalla tua “China Martini!!!” ) attraverso palme e fiori esotici, ascoltando poi, come sempre, buona musica quale vera e propria eccellenza del posto. Persino Freddy Mercury, vocalist del rock group Queen, amava osservare che in questo angolo paradisiaco trovava ‘pace per la sua mente’, e proprio a Montreaux fece installare una sala di registrazione per i suoi lavori. La statua di bronzo a lui dedicata – meta di tantissimi fan – gli rende giusto omaggio.

La vecchia città di Vevey sviluppata sopratutto nel XVIII° secolo grazie alle sue industrie e commerci, conserva molta della storia riflettendo in tal modo sul suo passato. Gallerie, artisti, sono sempre state punte di diamante in quest’angolo unico ed accogliente amabilmente ‘punteggiato ‘ dalle piccole e caratteristiche ‘streets’ locali. Nella grande piazza il bellissimo e colorato mercato è sempre atteso grazie ai suoi aromi, saperi, sapori, profumi, che si diffondono persino negli angoli più reconditi della cittadina. Nei giorni “di piazza”, la gastronomia locale si accompagna all’antichità esposta, e ognuno è invitato a degustare un buon bicchiere di vino in una atmosfera piacevole tra le bande locali – che carini i loro costumi!!! – nella Grande Place.

Di grande spessore la grande statua a Charlie Chaplin, quale figura emblematica DELLA CITTADINA STESSA POICHE’ A CORSIER SUR VEVEY IL GRANDE ARTISTA prese residenza nei suoi ultimi 25 anni.

L’imponente museo ne celebra l’altissima statura poiché Charlot era così: semplice, dolce, monello, romantico, tenero ed assolutamente inimitabile.

  Giriamo pagina poiché stavolta se diciamo Castello, diciamo solamente CASTELLO!!! e non fate, poiché il maniero di Chillon sul lago di Ginevra ben circondato dalle alture, ha sempre rivestito un ruolo chiave grazie alla sua posizione strategica nel XII° e XVI° sec., con vigile controllo nelle zone dominate, dal Nord e dal Sud.

L’inespugnabile fortezza è simile ad una residenza principesca capace di specchiarsi nelle acque lacustri. Posto su un’isola di pietra è simbolo fortissimo della Svizzera stessa nonché il monumento storico più visitato nel paese. I potenti duchi di Savoia ci vissero nel XIII° e XVI° secolo, pertanto fu fortezza nonché residenza ducale.

Chissà perché i grandi della letteratura venivano proprio qui a trarne spunto per i loro componimenti: fatto sta che nel 1816, il celeberrimo poeta britannico Lod Byron si fermò a lungo in queste zone, rimanendo fortemente impressionato dai sotterranei del Castello: più tardi fu data luce a: “ Il prigioniero di Chillon”. In seguito anche Victor Hugo, Henry James, ed altri ancora, furono affascinati dal luogo.

Oggi il visitatore attento può trovare documenti, archivi, oggetti con l’iconografia estensiva per tale tour turistico.

Pausa godereccia? Embè, sìììììììììì!!!Per i vigneti di Lavaux – capitale del vino in Svizzera – è un grande onore e merito essere registrati nel panorama culturale della lista dei vini sotto l’egida dell’Unesco. Con i suoi 400 Kilometri di superficie muraria e 10.000 terrazze che si elevano oltre 40 livelli, tale vigneto è uno dei più estesi in Svizzera. Il percorso singolare ed affascinante, si snoda per oltre 14 kilometri tra Montreaux e Vevey – la Riviera Svizzera – volgendo a est verso Losanna, capitale olimpica e poi ovest, on the lake di Ginevra. Il sito di grandissimo interesse e valore, si è sviluppato addirittura intorno dal XVI sec. a.C., con le particelle di terreno donate poi ai vescovi della diocesi di Losanna.

  Grazie al loro operato, i monaci ripulivano e coltivavano tali vigneti sulle scarpate e, per domare i versanti, costruirono i terrazzi posti sulle colline. Più tardi arrivarono i coltivatori di vino tenendo ben alto l’operato dei predecessori.

Se chiudi gli occhi, sembra di rimanere sospesi tra “cielo e terra” in queste ripide distese col lago di Ginevra ‘sotto’ ai propri piedi. Sono trascorsi secoli e secoli da quando il ghiacciaio del Rodano scolpì il ‘letto’ del lago ginevrino con poi le alture distese di Lavaux.

Anticamente la coltivazione era la prima risorsa economica delle famiglie e, nonostante il clima capriccioso e le intemperie, oggigiorno tali operatori continuano a tramandare una sfida ed un grande orgoglio per chi crede nella madre terra. La zona posta in terra altamente assolata, gode della prerogativa in virtù delle proprie pietre, d’incamerare il buon calore, calore che, conservato di giorno e rilasciato la notte, mitiga il clima invernale.

Le cantine adiacenti aperte nel periodo pasquale sino ad ottobre, rappresentano delle vere e proprie vetrine facendo assaggiare e testare le differenti annate vinicole, in un sofisticato nonché accogliente clima uguale a quello dei ristoranti rurali del cantone del Vaud. Attorno, pannelli informativi raccontano i ‘tipi’ di uve presenti, con le caratteristiche del suolo e tradizioni della regione.

Piacevole pertanto approfittare dei mezzi locali entrando nel cuore delle vigne in un tuffo sensoriale ove Bacco ne rimane l’indiscusso regnante. Sapete che i viticoltori hanno sempre amato vivere e lavorare nei villaggi tra i vigneti? Chardonne, Cully, Chexbres, Espesses, St-Saphorin, sono luoghi famosi, come del resto famoso è il ‘carattere’ tipico delle strette e rannicchiate casette abitate dai buoni raccoglitori d’uva. Una bella ‘puntatina’ da Vinorama’, loco del posto, è obbligatoria in quanto qui vengono promossi i valori del vino, godendone tutti gli aspetti sensoriali. I vini in esposizione superano le 250 etichette in un tripudio di ‘rossi’, bianchi e quelli da dessert e, il video accanto con le sue otto lingue, racconta tutto, ma proprio tutto di quella meraviglia che risponde al nome di Lavaux. Non mancano guide in loco con possibilità di parlare con gli esperti per costruirsi una vera e propria cantina nelle mura domestiche. Nel frattempo “Tasting a la carte?” Very very good per ‘Red’, ‘Expert’, ‘Discovery’, ‘Chasselas’.

Altro giro, altra corsa!!!

Per gli amanti del fumetto è imperdibile la visita a Cully ove ha sede la fondazione di Hugo Pratt, proprio il celebre Hugo Pratt , grande fumettista…quello di “Corto Maltese” morto nel 1995 e che oggi riposa in pace nel piccolo cimitero del paesello.

Adiacente, nella piazzettina che porta il nome del mitico caricaturista, trovi la statua del ‘Corto’, già, proprio lui, quella sorta di ‘ceffo’ simpatico amico dei più deboli ma anche di quelli del ‘malaffare’, definito figlio di ‘bonadonna’, marinaio, avventuriero, anche se il termine che più gli addice è quello di PIRATA!!!

Questo grazie al quel volto tutto scolpito e sigaretta penzoloni…come del resto rappresentava l’inconfondibile figura!

Ma eccoci alla “Fabbrica del cioccolato”, a Vevey! E che goduria…mentre degusti un buon cioccolatino ( anche due!!!) appena poggiato sul grande plateau per il gentile pubblico. Parliamo di Laderach, rinomata cioccolateria che ci accompagna verso i vari ‘sentieri’ adiacenti, quali la ‘bottega’ ed il suo percorso, ed ancora l’amabile sosta nel laboratorio , sino alla “Sala Corsi”.

La ‘massa’ cioccolatosa con l’alta pasticceria svizzera di qualità assolutissimamente più che eccellente, che da sempre ne garantisce la buona qualità, grazie al diretto controllo dell’intera catena di creazione che volge dal ‘petit’ seme di cacao sino al prodotto finale. E, se vuoi “mettere le mani in pasta”nel simpatico atelier, puoi creare la tua personale ‘barretta’ a tuo piacere e misura, facendoti sentire un bravissimo “re pasticcere”!!! con tanto di corona in testa!

Ocìo,

NON è DA TUTTI ‘REGNARE IN SVIZZERA!!!

Nel frattempo il viaggio volge alla fine.

Situato sulle rive del lago di Ginevra, nel cuore delle valli svizzere, a Vevey, l’Alimentarium è il primo museo al mondo dedicato all’alimentazione ‘ marchiato ‘ Nestlè.

Interessante conoscere che in tale edificio di gusto neoclassico, vengono esplorati tutti gli aspetti dell’alimentazione del genere umano sotto vari punti di vista. Li elenchiamo? Bene, sono quelli culturali, artistici, storici e scientifici. Emblema del luogo è l’enorme forchetta gigante lunga ben otto metri conficcata nel lago Lemano difronte al Museo.

In tale contesto è possibile applicarsi alle dimostrazioni scientifiche, corsi di cucina, degustazioni ed altre cose collaterali, tramite lezioni di pura didattica oppure d’interesse personale poiché il cibo rappresenta anche la nostra cultura. Tra i tanti ‘ aggeggi’ del tempo che fu – molti i pezzi antichi – capaci di stuzzicare la nostra curiosità, viene spiegato come il nostro ‘mangiare’ arrivi fresco fresco e pronto a casa nostra, attraversando le varie nazioni. Simpatiche le installazioni ludiche che spiegano il valore degli alimenti e la sua filiera produttiva, segnalando una grande attenzione per le materie prime al fine di alimentarsi correttamente senza eccessi per non andare incontro alle malattie d’ogni genere quali il sovrappeso, che può anche essere causa di morte.

E veniamo adesso all’Alimentarium Academy, piattaforma digitale per l’apprendimento unico al mondo. Un sofisticato sistema di digitalizzazione, ha permesso d’incamerare i preziosi dati, proprio per andare maggiormente incontro alle massicce richieste pervenute . E…che dire ancora? Forse che i medici del luogo, con gran piacere, osservano il fenomeno dell’Alimentarium come uno stile di vita altamente conoscitivo, atto alla preservazione della nostra salute tramite una giusta attenzione al corpo. Da tener presente che una buona educazione alimentare oltre a tenere in forma abbatte notevolmente i costi della sanità, evitando lo spreco di soldi pubblici, a favore di chi tiene al proprio benessere psico-fisico.

Ed eccoci in questo lungo tour svizzero a parlare di ‘Nest’ (nido) nuovo, luminoso ed accattivante Museo tutto vetro ed acciaio, posizionato nel cantone del Vaud. Collocato a due passi dalla stazione di Vevey, racconta la nascita del colosso azienda Nestlè. Un po’ di storia locale non guasta, ed allora è giusto sapere di quel farmacista tedesco ,Henry Nestlè che a metà dell’Ottocento, inventò il latte in polvere: un buon motivo dunque per conoscere questa famosa multinazionale. Nelle colorate stanze, mentre tante porte si spalancano , di gran gusto è percorrere la stanza del cinguettio colla tipica atmosfera francese.

L’omino colla ‘bombetta’ mima armoniosamente il percorso rappresentando una vera gioia per bimbi…e adulti. Nella stanza successiva, molte le immagini d’epoca coi ‘dagherrotipi, voci del tempo e fanciulli che piagnucolano. Ci pensa Nestlè a consolare il tutto con la successiva stanza laboratorio ed il ‘cinemino’ in bella vista. Gli operai che si presentano successivamente sono schietti, spavaldi, fieri, o forse timidi, fatto sta che mentre ci riflettiamo sopra, la pubblicità presenta il cacao a bolle, la confezione gialla della Nesquik, una bella tavola imbandita, lo svezzamento così importante, nonché NOI!!! della stampa ripresi col fermaimmagine!!!

Seguono i racconti della prima guerra mondiale: “ Entre deux guerres 1930 – 1939 “ qual periodo caratterizzato da chi lo visse sulla propria pelle!

Vere e proprie icone della casa-madre, in teche luminosissime, la storia dei dadi ‘Maggi’ con accanto il solubile Nescafè; di seguito i prodotti Perugina, Buitoni, Cailler, San Pellegrino, sino a quegli alimenti per gli astronauti che rivoluzionarono le abitudini culinarie. Cammin, cammina, ti trovi ad osservare la “Mini Fabbrica” dedicata ai piccoletti, mentre nel Zeitgeist, è possibile esplorare la contabilità e gli archivi sui marchi storici dell’azienda. E mentre Collection conserva gli oggetto di culto, Forum ha schematizzato ben bene i concetti che ci informano sulle sfide alimentari più recenti del mondo, quali l’ottima gestione delle risorse, nonché il rapporto tra l’acqua e la sua produzione.

Non mancano aree di ristoro e spazi confortevoli per un relax a pieno titolo, di cui ‘Nest’ ne rimane fedele depositario.

Carla Cavicchini

cavicchini.press@gmail.com

NOVITA’ DALL’OLANDA: Keukenhof, il più bel giardino primaverile del mondo

Un mosaico di fiori ispirato a Mondriaan

    Il 23 marzo 2017 Keukenhof aprirà le sue porte per la 68esima volta. Quando chiuderà il 21 maggio, sarà stato visitato da più di un milione di persone, provenienti da tutto il mondo.

Il Dutch Design si ritrova per prima cosa nel grande mosaico raffigurante un dipinto di Piet Mondriaan che misura 250 metri quadrati, per la cui realizzazione sono stati utilizzati ben 80.000 bulbi di tulipano, muscari e crocus. Il mosaico sarà composto da 2 strati di fiori per garantire una fioritura più duratura.

Il festival dei tulipani

Nel grande polder nella provincia Flevoland Dal 22 aprile al 7 maggio si tiene il grande festival dedicato al tulipano nel grande polder chiamato “Noordoostpolder”.

 

Si tratta di un vasto terreno strappato nel 1940 al mare, una volta il Zuiderzee, che si trova a più di 4 metri sotto il livello del mare.  Questo terreno è risultato infatti essere particolarmente adatto alla coltivazione dei tulipani. Durante il festival dei tulipani si potranno osservare più di 2000 varietà di tulipani che fioriscono ogni primavera nel Noordoostpolder. Questo evento attira ogni anno migliaia di visitatori che vogliono vedere con i propri occhi questo grande spettacolo di colori come il giallo, rosso, arancione, rosa e viola che rendono il paesaggio olandese in primavera una grande opera d’arte.  Esiste un vero e proprio percorso all’insegna del tulipano che si estende per ben 106 chilometri, la “Van Stavoren Tuliproute”. Questo itinerario è percorribile in bicicletta, in auto, in bus, o addirittura in carrozza! Ma il modo più spettacolare per vedere i campi in fiore è quello di salire a bordo di un elicottero per avere una spettacolare veduta a 360° sui campi in fiore.


Un giro in elicottero permetterà inoltre di vedere dall’alto il pezzo forte del festival di quest’anno; un grande mosaico che misura 6000 metri quadrati raffigurante un quadro di Mondriaan, per la cui realizzazione sono stai piantati a novembre i bulbi. A comporre il grande mosaico saranno tulipani dai colori primari quale il rosso, il bianco il giallo e un blu tendente al viola. Il mosaico si estende lungo il percorso, esattamente dalla Meerweg Nord a Creil. La scelta di un quadro di Mondriaan è per rendere omaggio al tema olandese dell’anno 2017,  “From Mondriaan to Dutch Design” , per questo motivo anche il festival floreale dedica al pittore una parte dello spettacolo. In un certo senso anche il paesaggio del polder prosciugato è simile ai quadri di Mondriaan; il terreno è infatti suddiviso in molti rettangoli divisi da piccoli canali e file di alberi.


Per chi invece non salirà a bordo dell’elicottero, potrà salire a piedi sulle dighe per osservare la distesa di campi in fiore e la spettacolare vista sull’ IJsselmeer. L’elicottero decolla dalla località di Creil, precisamente da Creilpad 14, al centro di dove si tiene il festival del tulipano. Questa è solo una delle numerose attività organizzate per il festival, durante il quale si possono raccogliere il proprio bouquet in un speciale giardino di tulipani, assistere a workshop per la creazione di magnifici bouquet, visitare un giardino nel quale fioriscono 460 tipologie diverse di tulipani e godere di numerose attività ludiche per bambini. Lungo il percorso si trovano inoltre numerosi bar e ristoranti per una piacevole sosta.

Dal 1940 Il Noordoostpolder è quello che conosciamo oggi: in questo anno infatti gli olandesi sono riusciti a rendere il terreno coltivabile e vivibile a più di quattro metri sotto il livello del mare e a renderlo una delle zone più adatte per la piantagione dei tulipani. La fioritura effettiva dei tulipani  dipende dalle condizioni atmosferiche. Altre località degne di una visita sono Urk, un vecchio villaggio di pescatori e l’ex isola di Schokland, dal 1995 patrimonio dell’Unesco. Informazioni pratiche per il giro in elicottero: Il giro in elicottero dura 6 minuti e costa 37,50 €. Il costo aggiuntivo per eventuali altri 3 minuti di volo è di 17,50 € . Sull’elicottero può salire un passeggero alla volta.

L’Olanda di una volta in un museo all’aperto – Un museo sulla storia dello Zuiderzee a Enkhuizen

Il Zuiderzeemuseum, un suggestivo museo all’aperto nella località di Enkhuizen, antico villaggio di pescatori sull’ IJsselmeer, è composto da 140 edifici storici dove si riporta alla vita la storia degli abitanti della zona dello Zuiderzee, ex golfo dei Paesi Bassi lungo le coste del Mare del Nord. Nel museo all’aperto si possono ammirare gli autentici edifici della regione del Zuiderzee e scoprire come si svolgeva la vita in quest’area tra il 1880 e il 1930, vale a dire prima del completamento della diga Afsluitdijk (diga di sbarramento costruita per proteggere l’Olanda dalle inondazioni) avvenuto nel 1932, che trasformò lo Zuiderzee nell’odierno IJsselmeer.  Qui si possono vedere  vecchie botteghe artigianali, affumicatoi per il pesce, laboratori per la lavorazione delle reti da pesca, le tipiche abitazioni di una volta, una deliziosa chiesetta, un mulino , la vecchia scuola e l’ufficio postale. Passeggiando tra gli edifici storici ci si imbatte in caratteristici personaggi vestiti con abiti tradizionali che mostrano arti e mestieri e la vita quotidiana di una volta, oppure vedere artigiani come velai, cordai, panierai e fabbri all’opera. Ogni mese è poi dedicato ad un mestiere in particolare e ad un aspetto dell’artigianato locale.

 

 

      CORNICHE ELBANA

 GRUPPO D’INTERNO: AUTORE ITALO BOLANO

   Gira uno spot televisivo in questi giorni, ben fatto ed avvincente, dove l’arte di tutti i musei del mondo ci rende partecipi di tanta cultura ‘cucendocela’ letteralmente addosso, sì da fruire di quest’immenso patrimonio, arricchendoci enormemente.

Perché più sai meno sai e la sfida che ci pone la vita è quella di renderci sempre più colti lasciandoci tuttavia addosso quella perenne sete di sapere che ci rende inquieti nonché consapevoli che la sapienza è illimitata. Ma eccoci adesso a Bolano, l’artista elbano Italo Bolano – un ‘tipo’ che ha sempre apprezzato i ribelli, gli estremisti (anche quelli di fede) dotati tuttavia d’un buon ‘costrutto’ dentro – che sino al 28 marzo, nella splendida e luminosa Galleria di Palazzo Coveri a Firenze in quel di Lungarno Guicciardini al civico 19, espone “IL COLORE DELLA PASSIONE”,

un raffinatissimo ‘collage’ di opere – litografie, ceramiche, sculture in vetro, ed ancora tecniche miste e dipinti in olio – dove ‘tocchi’ ora gentili, ora violenti, “ ta, ta, ta” parlano al visitatore motivandone il messaggio a monte.

Il curatore, nella bella sala come sempre colma di persone, osserva che Bolano si amalgama ben bene con l’opera, traducendo se stesso e quello che vuol dire, raffigurando spesso con grande affetto quel Generale corso che nell’isola attuò imponenti lavori forte della sua statura di buon condottiero nei confronti si chi lo stimava. Ed è proprio in questa terra baciata dal sole, la cui superficie si contraddistingue per essere la più vasta dell’Arcipelago Toscano, che ‘godi’ delle eccellenze mediterranee con tutto quel carico di emozioni addosso, nonché sapori e saperi che portano anche all’esplorazione della Magna Grecia e di Federico II.

Ed è poi l’emozione che ti prende visceralmente, capace di avvolgerti nell’immediatezza e gestualità, portandoti ad esplorare nuove avventure di sottile movimento americano. Bella la frase più tardi ‘rimbombante’ nello spazio Coveri :SI RESPIRA TEMPO E SPAZIO D’UNA AUTOBIOGRAFIA : IL TEMPO – tempio? – DELLA VITA!” Perché qui non v’è costrutto, ma una sottile e sinuosa forma d’amore non dichiarata in cui l’Elba ne è degna protagonista. “Già Filippino Lippi appena quattordicenne, ancora fanciullo, comincio’ ad esprimersi artisticamente e Bolano, qui in mezzo a noi, ne ha ricalcato arte ed età poiché le vite, le vie del talento, dell’ingegnosità si replicano ciclicamente, per essere poi donate come fa Italo Bolano.”

E’ il momento dell’ospite ma…apriti cielo, spalancati porte, lui è così sommesso, tranquillo, pacato che quasi ti sorprende, come una figura che si illumina all’ombra di tavole e pennelli. Che sia la sua forza? Beh… i ‘grandi’ sono proprio così! Nel frattempo racconta che il suo modo di esprimersi ha radici ataviche, che la sua pittura è esistenziale, che nasce dal profondo. “ La vita non mi ha risparmiato niente: Il periodo del dopoguerra e poi ancora la disoccupazione…ne ho passate di cotte e di crude e, proprio i genitori dei miei allievi, i loro figli e miei scolari, sono stati la mia fonte di ricerca ed equilibrio. L’arte ha avuto figure altamente incisive come Peggy Guggenheim ed altri ancora dal quale è piacevole affinarne l’estro, per farne attento uso. Ed adesso permettetemi d’osservare che amo l’Ermetismo in tutte le sue forme e misteri e che conoscere e frequentare Mario Luzi, letterato di somma fama, per me è stata e continua ad essere una grandissima forma d’orgoglio. Ce ne fossero state persone simili…

La vita è fragile – terminava – sta a noi plasmarla, camminare su tale filo sapendo che la morte e’ dietro l’angolo. E’ basilare attivare ben bene i nostri neuroni, con la sapienza di Einstein, affrontando tragedie inaspettate.”

E’ il momento di soffermarsi davanti a quel mare punteggiato di “bleu, dipinto di bleu” notando la buona tecnica verticale ed orizzontale. Persino la sabbia ti invita ad esplorarla visivamente intuendo poi che è stata cotta rendendo più armoniosa la tela. Quanto ‘rouge’ vibra nell’aria, ma non c’è ‘baruffa’ poiché … “Vedi, vivi e palpiti interrogandoti se è l’opera che si trasforma, o ti trasforma”.

La fantasia è l’elemento imperante poiché opera “ tono su tono” ma anche attraverso giocosi ribaltamenti pittorei. Il legno affiora – lo scavo è così affascinate … – sino a scoprire la solarità del sole, del vento che tutto ondula, serpeggia… del mare calmo – quando non inghiotte – con quella natura scabra che poi è l’anima isolana.

AHHHH!

Una pennellata rossa, viva, gocciolante, spinosa, palpitante, trafigge quel Gesù in Croce, uomo e profeta di buoni ideali, nonché grande rivoluzionario. Napoleone lo emulò, Bolano ha percorso la stessa scia.

Carla Cavicchini

cavicchini.press@gmail.com

 

Da giovedì 16 a sabato 18 marzo MOSTRA VINI BOLZANO: TRE GIORNI DI INCONTRI A CASTEL MARECCIO CON LE GRANDI ETICHETTE LOCALI

     Tre giorni per celebrare come si deve i grandi vini di Bolzano, per farli conoscere come si meritano, per presentarli abbinati ai migliori simboli della straordinaria gastronomia locale.

       Ecco la Mostra vini di Bolzano che, dopo un silenzio di qualche anno, viene riproposta con una regia tutta cittadina: dell’Azienda di soggiorno e turismo e del Comune, insieme ad un gruppo di vignaioli ed esperti di vino. E con la collaborazione di Slow Food e il coinvolgimento di ristoranti di bella fama e di alcune delle più consolidate insegne della città.

L’appuntamento è da giovedì 16 marzo, con inaugurazione alle 17, a sabato 18 e l’ambiente scelto, Castel Mareccio, la dice lunga sulle ambizioni di questa iniziativa che, nelle intenzioni dei promotori, vuole accentuare la vocazione turistica di Bolzano, creando un altro motivo di attrazione. Bolzano è anche terra di vigneti che regalano vini di classe ai quali si vuole dare quel protagonismo che meritano; la Mostra si rivolge soprattutto al grande pubblico, al turista curioso, a chi ama il piacere del buon bere. L’obiettivo degli organizzatori è che la rassegna diventi la vetrina e la bandiera dell’enologia locale.

L’ambiente nel quale sarà accolta la Mostra vini di Bolzano è quanto di più fastoso si possa immaginare ed è tra i luoghi simbolo della storia cittadina: Castel Mareccio è un maniero che ha quasi mille anni, è a dieci minuti a piedi da piazza Walther a metà della passeggiata lungo Talvera e spicca nella suggestiva geometria di un vigneto di Lagrein, uno dei

vitigni autoctoni dell’Alto Adige e padre di splendide etichette.

Non sarà, la Mostra vini di Bolzano, la solita rassegna, una scontata passerella di etichette: saranno, come dice il programma, tre giorni densissimi con un susseguirsi di degustazioni guidate, di laboratori Slow Food che saranno occasione per conoscere tante preziosità della tradizione gastronomica altoatesina, di incontri con le case vinicole, e con la giusta atmosfera creata da complessi musicali. Chi lo vorrà potrà partecipare a visite, anch’esse guidate, a cantine nelle zone doc di Santa Maddalena e Lagrein.

Sono quaranta le case vinicole che parteciperanno alla Mostra vini di Bolzano, tutte le più note, guardando al territorio, dell’oltre Adige, della val d’Isarco e del Burgraviato. In vetrina, e naturalmente in degustazione, più di duecento etichette, di bianchi, di rossi, di rosati, di metodo classico; il che significa un incontro i grandi rossi bolzanini, Lagrein e Pinot Nero soprattutto, due vitigni che qui riescono a esprimersi al meglio, e tra i bianchi, Sauvignon, Pinot Grigio, Pinot Bianco, Chardonnay, Gewürztraminer, Müller Thurgau, Sylvaner.

Info su programma e prezzi in www.bolzano-bozen.it, tel. 0471 307000.

24. 2. 2017