CARPE DIEM

I ‘colpi’ di Cartier Bresson … più veloce della luce

  Vedere anche senza la ‘macchina’ è una buona filosofia di vita. Tutto sta nell’andare ‘oltre’ come faceva Henri Cartier Bresson considerato vero e proprio pioniere del fotogiornalismo, seppur con una semplice Leica in tasca. Lui le cose le percepiva da lontano, anche senza strumenti, magari attraverso le stanghette degli occhiali del suo dirimpettaio capaci di creare il rettangolo giusto e fermare il momento. Perché la buona foto arriva col controllo consapevole di ciò che si maneggia e, non a caso, lui è stato – tuttora – l’occhio del secolo: “poiché fotografare è trattenere il respiro davanti a ciò che fugge e, solo in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico ed intellettuale.”

I suoi 140 scatti, nitidi e precisi, riescono a dar ordine alle forme in mostra alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Raffaele de Grada” di San Gimignano, sino al 15 ottobre, promossa dall’Assessorato alla Cultura di San Gimignano e prodotta da Opera – Civita con la collaborazione della Fondazione Henri Cartier Bresson e Magnum Photos Parigi, racconta la storia dell’arte espressiva, il consolidamento dell’arte fotografica quale buon seme capace di germogliare giusto. “Perché è basilare mettere sulla stessa linea di mira, la mente, lo sguardo, il cuore. “ E questo suo omaggio si può definire una sorta di ritorno visto che nella cittadina turrita lui c’era già andato nel 1953. E’ bello ricordare tale personaggio considerato forse…oppure senza dubbio, l’artista più grande della fotografia contemporanea anche se inizialmente, parole sue: “beh…francamente non è che con questo aggeggio ci capisco molto!”. Più tardi si dedicò ad un utilizzo minimale di tale mezzo sì d’arrivare senza tanti intoppi alla semplicità d’espressione. Che era un tipo ironico, guascone e trasgressivo, lo si capisce poi dal fatto che il Moma newyorkese gli dedicò una mostra postuma credendolo perito in guerra, mentre lui, con gran divertimento per un anno intero – saputo questo – si dedicò con cura alla preparazione dell’esposizione inaugurata poi nel 1947.

 

Oggigiorno il suo modo di riscrivere il vocabolario della fotografia moderna ha influenzato intere generazioni di fotografi a venire. Mah… fatto sta che E’ così bello quando ti allungano la vita!!!

In questi grandi saloni è bandita la fretta, poiché l’esposizione è ricca, generosa, emozionante e, tale spazio assieme a quelli senesi, rappresentano vere e proprie attrazioni turistiche. Fiore all’occhiello tuttavia per questa cittadina tutta punte e zafferano, i sofisticati sistemi installati al “de Grada” con il fine di preservarvene le opere. “Le stampe esposte sono delle vere e proprie icone, forse ancora più importanti a livello affettivo – spiega Denis Curti curatore della mostra e vicepresidente della fondazione ‘Forma’ Centro Internazionale di fotografia di Modena – ed è piacevole ricordare che quest’anno ricorrono i 50 anni della Magnum Photos di New York . Cartier con degli amici, tra cui Capa, fondò proprio la prestigiosa agenzia e, grazie al suo lavoro fatto di viaggi, reportage, fatica poiché ogni cosa ha il suo prezzo, raggiunse livelli di fama mondiale. Ogni immagine conserva e racconta quella vera e propria magia dove lui ne è degno protagonista.”

Denis Curti – curatore

Mentre continuiamo ad osservare, il bravo relatore prosegue dicendo che esiste una Fondazione in merito – lo scopo ‘principe’ è quello d’essere uno spazio aperto a tutti gli artisti – in quanto riconosciuto Ente di pubblica utilità dallo Stato francese – con tutti i suoi negativi a corredo, quale ‘corpus ‘ unico e prestigioso.

Capa? Bravo senz’altro, però più fotogiornalista, mentre Bresson era figura di ricerca. Nel 1932 non aveva acquisito ancora una grande sicurezza, adorava la pittura e lavorava con il grande regista – documentarista Renoir, più tardi s’appassionò alla sua Laika e…come un rapinatore al volo, arrivava, pungeva e scappava come una zanzara. Interessante conoscere – prosegue Curti – che ogni foto ha il suo bel profilo ‘nero’ che lui faceva in camera oscura. Basilare secondo Bresson, non farlo tagliare ad altri in quanto non voleva assolutissimamente manipolazioni di tal genere.

Da ammirare – prosegue – questa foto del 1932 ricca d’elementi compositivi –dove quest’uomo sembra che cammini sull’acqua.

Beh…più che Cristo è il sinuoso giochi degli specchi d’acqua che sembra innalzare…quel povero Cristo divenuto conosciutissimo inconsapevolmente per aver scavalcato una pozzanghera!

I suoi pregi – termina Curti – erano quelli di possedere una consapevolezza etica, morale e politica come un sismografo che determina il punto di vista nel mondo, tanto che se gli chiedevano d’immortalare il Re di tale stato, il suo obbiettivo volgeva a chi era accanto al Re; tanto che alla ‘Magnum’ diventò il ‘mantra’ di tale agenzia. Già…ed era talmente bizzarro che, dopo essersi dedicato alla pittura e fotografia, ritornò al primo amore…per puro spirito di piacere!!! “
“Mi sento pertanto d’osservare che Henri Cartier Bresson, giocava con forme e dettagli con una tensione narrativa in cui l’occhio girava attorno alle immagini.”

Da parte nostra aggiungiamo che negli States lavorò una vita per la prestigiosa rivista Harpe’s Bazar – a proposito! non inquadrava nuovamente ciò che non era di suo gradimento, accettava o scartava – per servizi storici e sociologici, e che durante la seconda guerra mondiale entrò nella Resistenza Francese continuando a scattare sino al ’44 durante la liberazione parigina. Più tardi, nel ’68, anni di gran fermento dove figuriamoci se lui si sedeva!!! dichiarò: con la fotografia vedi quello che non vedi con gli occhi: la foto dà domande e non risposte.”

A questo punto pensiamo proprio che è stato facile far capire il suo ‘modus – operandi’ fatto di sorprese inattese e sconvolgimenti abitudinari atte a liberare la mente con un semplice ‘click’. Questo poiché la libertà si ha innanzi tutto ‘di testa’!

Nel frattempo ci piace rubare questa frase al maestro recitante: “ La stampa in sé m’interessa relativamente: mi preme maggiormente fissare una frazione di secondo di realtà.”

Beh…ancor meglio in apnea!

Info: call center info e booking: 0577 – 286.300

www.sangimignanomusei.itprenotazioni@sangimignanomusei.it

web: mostracartierbresson.it

Carla Cavicchini

cavicchini.press@gmail.com

  Un traguardo culinario raggiunto !

  Marco e Mery Ricci hanno vinto la loro scommessa.  Quasi due anni fa hanno riaperto, in uno degli angoli piu’ suggestivi del centro storico di Sorano-un locale che aveva chiuso i battenti da tempo.

Per loro si trattava davvero di una sfida perchè segnava anche il loro debutto nella ristorazione. Missione compiuta si può davvero dire oggi.

La loro Hosteria del Borgo si è conquistata una fama meritata, grazie al fascino della terrazza panoramica sulla verdissima valle del fiume Lente e alle straordinarie sale interne caratterizzate da due antiche cantine scavate nel tufo e che sono rimaste a vista. Ma il merito principale è ovviamente della cucina. che riserva una assoluta attenzione ai prodotti a chilometro zero-.

 Gustosi come pochi i crostini secondo la tradizione locale,  eccellenti tutti i primi e in particolare le pappardelle al cinghiale, i pici all’agliata, i tortelli al ragu’ e i pici funghi porcini e salsiccia.

Fra i secondi, tutti da lode, eccelle una trippa che non ti aspetteresti di trovare a Sorano,  e con lei lo stinco di maiale, il cinghiale al buglione e il mattone di cinta senese. Ottimi i dolci, tutti fatti in casa come la pasta.

 

 

 

 

Marco e Mery, e le loro giovani collaboratrici in sala, aggiungono cordialità, passione, attaccamento al territorio e allasua consolidata vocazione agroalimentare, il che non guasta. Ecco perchè la scommessa è ampiamente vinta e l’Hosteria del Borgo rappresenta un punto di riferimento forte per la buona cucina.

Oasi nel Chianti : Borgo del Cabreo in vista !

Se prendiamo una carta geografica della zona del Chianti Classico e puntiamo al centro incontriamo un toponimo antico: Borgo del Cabreo. Antica tenuta di proprietà della famiglia Folonari, già acquistata negli anni ‘60 e posta nelle vicinanze di Greve in Chianti, in frazione Zano, fa parte delle molte tenute che la nota famiglia di viticoltori possiede in Toscana, tra le più note la tenuta di Nozzole a Greve e la Fuga di Montalcino.

Quella di cui ci occupiamo, la tenuta del Cabreo o meglio Borgo del Cabreo è stata portata a nuova vita nell’aprile di quest’anno, in tutto il suo splendore architettonico grazie alla sapiente scelta dei materiali, tutti legati alla tradizione dei casolari toscani .

Completamente ristrutturata con 11 camere di cui 4 suite, si è trasformata in un moderno ed accogliente relais che si contraddistingue per un designer di classe nelle sue rifiniture , salotti per il relax e la convivialità degli ospiti.

Il Borgo del Cabreo è interamente opera di artigiani fiorentini, sia nelle parti strutturali che nei particolari d’arredo – ha dichiarato Giovanna Folonari che, insieme alla figlia Francesca, ha curato l’intera ristrutturazione – con l’apporto dello studio Mori Associati Architettura di Greve in Chianti. Intendiamo dare valore al territorio, il borgo è quindi rinato a nuova vita in perfetta armonia con l’ambiente circostante e nel rispetto degli spazi e dei colori originali.’

La tenuta è dotata di palestra attrezzata con una suggestiva piscina esterna riscaldata che si affaccia sulle dolci colline chiantigiane.

Un invito quindi alla scoperta delle vicine città d’arte, con affitto di biciclette per piacevoli gite sulle strade del Chianti Classico, cene della tradizione presso i più caratteristici e quotati ristoranti della zona e molto altro ancora.

Immancabile una fornitissima cantina ove è possibile degustare i migliori vini prodotti da Ambrogio e Giovanni Folonari, magari a corollario di una ricca colazione a bordo piscina. In alternativa la colazione può essere servita negli ampi spazi dell’antico fienile.

Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute è tra le aziende vitivinicole più antiche d’Italia: la Famiglia Folonari opera infatti nel settore a partire dalla fine del XVIII secolo.

L’azienda produce annualmente 1 milione 400 mila bottiglie, distribuite sul mercato estero (60% della produzione) e sul mercato italiano (40 % della produzione).

Coloro che trascorreranno una piacevole vacanza al Borgo del Cabreo godranno di un luogo ove è esaltata la cura dei minimi particolari, con materiali della tradizione toscana magari pescati in qualche vecchio mercatino di antiquariato locale così da essere veicolo tra le comodità moderne e le tradizioni da conservare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Risulta bandita, per quanto possibile, la produzione industriale.

La luminosità dei locali richiama in tutto l’atmosfera soleggiata dei filari delle vigne toscane .

 

 

 

 

Il 28 aprile scorso il complesso alberghiero è stato inaugurato alla presenza del sindaco di Greve in Chianti, Paolo Sottani , e dell’on. Lorenzo Becattini .

 

 

 

Carla Cavicchini

cavicchini.press@gmail.com

IL DIALOGO DELLE MURA per: “ IL PASSO SOSPESO – ESPLORAZIONI DEL LIMITE.

Noto ed ignoto: nel mezzo il confine

Un confine che forse non lo è poiché la linea delimitata che può essere materiale o immateriale, può portare verso sospetti, trepidazioni, incertezze , ma anche come un cerchio che si rovescia, verso speranze e grandi elaborazioni.

A Lucca, presso la Fondazione centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti – complesso monumentale San Micheletto nonché in vari luoghi del centro storico e sulle mura della città ( sino al 3 settembre 2017 ) si può assistere a quella grande opera che non è chiusa nella secolare cerchia muraria, nel suo entourage, bensì in giro seminata ovunque come già Porta Elisa si propone, regalando enorme emozione nel perdersi in quegli angeli bronzati di Mitoraj provenienti dal parco archeologico di Pompei. Il linguaggio è quello dell’antichità classica che guarda all’odierno in una allusione metafisica che si dipana tra difesa ed accoglienza.

Quanto al ‘muro’ cinquecentesco la simbologia racconta che, se da un lato protegge, dall’altro sprona lo sviluppo di relazioni internazionali con tutti i suoi transiti.

Alla presentazione i curatori, l’amministrazione comunale, sponsor e chi ha creduto in tale progetto , racconta che, nel notevole sforzo finanziario, coraggio e sana incoscienza sono andati di pari passo con questi 44 artisti tutti molto motivati, in un grande sforzo concettuale coordinato da un fil- rouge che volge alle varie chiavi di lettura diverse eppur complementari. La speranza? Quella di trasmettere una buona dose di adrenalina nelle vene pensando alla tipica postura d’un volatile mentre sta oltrepassando il limite. L’atto comporterà progettualità, decisione, impegno e poi…via come un buon funambolo sempre in bilico sul filo del rasoio.

Il concetto verte principalmente sui profughi – migranti , sulla spettacolarizzazione della sofferenza tramite lavori multidisciplinari non solamente sulle declinazioni geografiche, bensì anche antropologiche, espressive, linguistiche, culturali, socio-politiche, messo sapientemente in luce da figure storiche quali Igor Mitorai, Lucio Fontana, Alighiero Boetti, nonché protagonisti internazionali della contemporaneità quali Santiago serra, Marina Abramovic, Sandro Chia, ed altri ancora tipo quelli appartenenti all’ultima generazione creativa che riflettono su tali tematiche, quali Wael Shawky, Michelangelo Consani, Enrique Ramirez ed altri ancora.

Sullo sfondo il pensiero laterale che da anni ed anni lavora chiedendo di superare il limite materiale ed immateriale con tutti i risvolti che comporta. Già…il concetto archetipo di ‘limite’….perchè il mobile e mutevole, può cambiare e la forma mentale si adegua persino nei suoi processi sensoriali quali olfatto ed udito. Non a caso il pensiero ‘kantiano ‘ chiamato anche “filosofia del limite” interroga sul quel processo dell’intelletto nell’oltrepassare il confine per una buona funzione indagatoria. D’obbligo la riflessione estetica degli artisti con la loro aspirazione del ‘passo saltato’ che porta al sublime ‘ sub-limen ‘ verso le alture più profonde qual rischio da percorrere. L’esposizione che volge verso scenari biologici, chimici, sociali, sociologici, narrativi, si pone davanti al visitatore capace di interpretare a modo suo ciò che vede, come il tema della dialettica di quella statua facente parte dell’iconografia classica, visibile però a metà che pertanto indaga sul contemporaneo. Il Genius Loci insegna mentre si respira l’alto cosmopolitismo artistico tra classico e contemporaneo ben fruibile e vivibile.

Android: piattaforma mondiale dove con gran piacere trovi le schede di riferimento lucchesi di buona parte dei musei e delle istituzioni culturali: parcheggi compresi. Che bello la ‘Musa’ del cinema…dell’arte…della musica, ecco poi l’hastag del ‘Passo sospeso ‘ quale Facebook. Istangram, Twitter, etc. anche se c’è chi lo paragona ad una vera e propria diavoleria! Non il lavoro, bensì i social!!! Le mappature dell’astrazione artistica volgono a peregrinazioni mentali e geografiche, accanto il concetto di spazio allargato prende forma. L’altro passaggio mostra l’alienazione da pressione medica, mentre accanto si discute sulle dinamiche commerciali della specie umana con tutti quei corpi ammassati. Eccoci alla scacchiera, Radio Marshall e quello spazio dell’Oriente e Occidente, mentre l’altro pannello segnala la costanza delle immigrazioni.

Cammina cammina t’imbatti verso le ombre del terrore, del rischio, mentre più in la il fascino del bianco sublime prende campo attraverso l’energico rompighiaccio della suggestiva Islanda. Usciamo ? Il ‘salto’ fuori ci porta ad ammirare l’opera dell’artista greca Sophia Vari, quelle due sculture bronzee che si confrontano tra identità maschile e femminile tramite l’astrazione delle forme che rimandano alla policromia ellenica. Dopo il caffè, quasi ‘d’obbligo’ risalire le scale del complesso San Michelotto mentre Umberto Eco nel mezzo del salone, gioca sulla memoria sviluppando la lettura per una buona conoscenza collettiva. L’elaborato successivo presenta la scrittura che si scioglie sotto l’acqua, dove però…magia! è possibile riscrivere! Seguono le differenze linguistiche, le guerre e tanti, tanti fili spinati.

Proviamo a strapparli?

L’esposizione rientra nel programma d’iniziative tralizzate in occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di Carlo Ludovico Ragghianti, promosse dalla Fondazione a lui intitolata.

Il buon catalogo bilingue accompagna pannelli e depliant illustrativi distribuiti nei vari punti d’accoglienza, compresa l’applicazione gratuita attivata su tutti gli smarthphone e tablet.

Info: www. Fondazioneragghianti.it – telef. 0583 – 46.72.05

Carla Cavicchini

cavicchini.press@gmail.com

              La classe della Hepburn in uno stile squisitamente svizzero

La mostra a Morges: “Audrey Hepburn et Hubert de Givenchy, una elegante amicizia”.

         Non una bensì mille ragioni per visitare quest’angolo paradisiaco della vicina Svizzera, cominciando dal Museo Alexis Forel che ci offre una retrospettiva del singolare rapporto di amicizia che ha legato Audrey Hepburn a  Hubert de Givenchy, con abiti personali dell’attrice, creazioni, foto e riviste d’epoca, oltre a schizzi e disegni inediti.

Dovete sapere cari lettori che in quel volto tenero,  ove splendevano gli occhi d’una cerbiatta, si persero in molti, ammirando oltre alla sua linea da mannequin le buone capacità interpretative come quelle in “Vacanze Romane” del 1954, che le valse la statuetta d’oro del Premio Oscar.  La mostra “Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy una elegante amicizia”, che si terrà a Morges sino al 17 settembre 2017, avvalendosi peraltro di varie location, sarà l’occasione per ripercorrere la carriera di uno dei più grandi stilisti a livello mondiale.

L’attrice era infatti particolarmente legata alla cittadina di Morges , sulle rive del lago di Ginevra, alla “Paisble” per l’esattezza, confortevole villa di campagna  ove ha vissuto per oltre trent’anni e dove oggi riposa in una semplice tomba all’aperto.

Il noto creatore ‘grande stilista del XX e XI secolo’ sarà capace di presentare più di 50 abiti originali con tanto di cappelli ed accessori, per l’amata attrice, forte di oltre 60 disegni e schizzi realizzati in esclusiva; a seguire collezione di fotografie inedite. Su questa scia la Fondazione Bolle affronterà il gentile rapporto tra l’icona cinematografica ed il grande stilista, attraverso lavori  vari da mostrare al pubblico.

 

Questo è l’originale omaggio a tuttotondo che si snoderà attraverso la Fondazione Bolle, castello di Morges e museo Alexis Forel.  Attualmente a Givenchy sono state dedicate solamente due mostre: una al museo Thyssen – Bornemisza di Madrid e  l’altra all’Aja al Gemeente Museum . Aspettiamo le prossime.

 

 

 

Finito con la Hepburn? Beh… davanti a ‘Colazione da  Tiffany’ sorseggiando un tazza di buon the, sappiate gente che gli abiti creati appositamente per lei dal grande Hubert Givenchy  sul set, e per la vita privata, la fecero diventare una vera e propria icona di stile tanto che la unicità veniva dal fatto che lei era così: semplicemente  unica!!! 

Il tour segnerà anche una ghiotta occasione per ascoltare piacevolmente il  Montreaux jazz Festival, tuttavia senza perdersi una crociera con Compagnie Generale de Navigation, su uno degli 8 splendidi esemplari di battelli ‘Belle Epoque’, azionati rigorosamente con ruota a pale. Le navi toccano i famosi castelli di Chillon, Montreaux e Vevey che si affacciano on the lake. Da non perdere la vista panoramica degli  spettacolari vigneti terrazzati.

 

Un classico: la visita alla cattedrale di Losanna – la più grande della Svizzera – dall’inconfondibile stile gotico che presenta una delle più belle vetrate d’Europa, è da non perdere,  così come il suo ricco programma di prestigiosi concerti ed eventi culturali. Annualmente mette in luce i suoi gioielli grazie agli organi progettati nel 2003 dal designer di fama internazionale l’italiano Giorgetto Giugiaro .

Guet . E’ il personaggio notturno capace di scandire ad alta voce le ore dalle 22.00 alle 02.00 , dall’alto della torre campanaria del 1405 . Con la sua funzione di guardiano osserva pure i tetti delle antiche case del centro, scandendo: sono Guet , l’orologio ha suonato del dieci, sono Guet, l’orologio ha suonato mezzanotte e via di seguito . Questo per 365 giorni all’anno dalle 22.00 alle 02.00 della notte .

Altro giro, altra corsa poiché sono considerate vere e proprie meraviglie del savoir faire svizzero, il formaggio ed il cioccolato locale. Lo sposalizio avvenuto tra le due eccellenze ha portato ad un treno, si proprio il treno del cioccolato, convoglio di prima classe che parte da Montreaux per giungere alla Maison du Gruyére, scoprendo i segreti della produzione casearia.

E’ piacevole proseguire verso l’incantevole borgo medioevale di Gruyére, visitando lo splendido castello adiacente .

Cioccolatomania. Dove? Presso la Maison Cailler A Broc , con tanto di degustazione finale.

Fino al mese di settembre, ogni sabato mattina, è piacevole darsi appuntamento sotto la Grenette e al Palazzo Comunale degustando vini locali con tanto di folklore intorno. Un momento piacevole per scambiare opinioni con i viticoltori, artigiani, musicisti, ballerini unendosi – perché no ? – al coro delle voci alpine. Un tocco canoro. Poiché Lui era quello dei Queen, Freddy Mercury , innamorato di Montreaux tanto che scelse di abitarvi, acquistando uno studio di registrazione tutt’ora visitabile. La statua di bronzo selle rive del lago di Ginevra ne rende giusto omaggio.

Un modo coinvolgente capace di presentare gli animali in maniera interattiva grazie all’aiuto di tecnologie digitali innovative è possibile ammirarlo all’Aquatis – aquarium – Vivarium Lausanne – il più grande acquario d’acqua dolce d’Europa. Un modo per ammirare le enormi vasche, vivarium e terrarium. Polo di divertimento, educa allo stesso tempo  in maniera consapevole all’amore per l’ambiente, siglando una piattaforma di scambio tra il mondo scientifico ed il pubblico composto da grandi e piccini.


Copyright by: Switzerland Tourism By-Line: swiss-image.ch/Christof Sonderegger

Piacere…che gusto! Stavolta quello del palato con l’alta gastronomia di Losanna e sua regione. Grazie ai mille ristoranti stellati e ricchi di insigni riconoscimenti, la zona è conosciuta quale eccellente e sofisticata meta gourmand d’eccezione grazie anche a Fredy Girardet che, francamente, non ha bisogno di presentazioni con le sue ‘tavole d’autore’ . Nel complesso Losanna e la sua regione vantano ben 95 ristoranti recensiti dalla giuda Gult & Millau 2017, e dodici ristoranti dalla guida Michelin con un totale di 17 stelle .

I vigneti Vodesi sono parte integrante del paesaggio ed è piacevole riscontrare stagionalmente il cambio di colore che segna ogni passaggio di stagione. Qualche nome di  vitigni: Chasselasse, Gamay, Pinot nero, Beaujolais . Ricordando poi che Lavaux è patrimonio Unesco della regione Montreaux-Vevey grazie ai suoi quattrocento chilometri di muretti e diecimila terrazze ripartite su quaranta livelli.

Un gentile mosaico di vigne che si unisce al riverbero delle acque del Lago di Ginevra con l’effetto dei muri in pietra che immagazzinano il calore del giorno restituendolo alla notte. Una caratteristica particolare che rende il clima temperato anche durante l’inverno.

Di grande effetto la Festa dei Vignaioli, celebrazione unica al mondo che si svolge dal 1797 , in quest’angolo di delicata Svizzera, fondendo tradizioni ancestrali così amate dai suoi concittadini .

Lo stile Belle Epoque si presenta regolarmente nell’accoglienza alberghiera, in maniera estremamente confortevole grazie alle mille dotazioni interattive   con il completo rivestimento del marmo nei lussuosi saloni da bagno. Ricordiamo che questa terra è da sempre frequentata da artisti ed aristocratici europei, nobili famiglie di Maharaja, banchieri americani, principi russi etc. .

Una rinascita che molti aspettavano è quella dell’Hotel Valrose a Rougemont, struttura chiusa dal 2007, che ha finalmente riaperto – con tutte le sue stelle – dopo una accurata ristrutturazione per la gioia dei frequentatori. Ottimo il ventaglio di 38 attività capace di coprire ogni fascia di età, grazie alla carta free-acces donata a tutti gli ospiti che soggiornano nelle località di Villars, Gryon, Diablerets, sino al 22 ottobre 2017 offrendo accesso gratuito ed illimitato alla maggior parte degli impianti di risalita e dei e mezzi di trasporto di montagna con notevoli infrastrutture per il tempo ibero .

Altro che “Sognando California…!”

 

 

Carla Cavicchini

cavicchini.press@gmail.com

 

 

 

      

Cortometraggio su Sorano girato dai giovani del campus  estivo Fedic 

La proiezione a Montecatini

  Sorano e il suo splendido territorio figureranno nel programma del
Montecatini International Short Film Festival che si svolgerà ad
ottobre nella città termale toscana e che rappresenta uno dei maggiori appuntamenti sulla scena mondiale.

Infatti il cortometraggio che stanno girando i giovani e giovanissimi partecipanti al campus estivo promosso dalla Fedec (Federazione Italiana Cineclub) e della Fedec-scuola sarà presentato nella giornata inaugurale  del Festival il prossimo 21 ottobre. Lo ha annunciato Marcello  Zeppi presidente del MISFF, concludendo nel teatrino della Fortezza Orsini il convegno su Il cinema e il contributo al turismo sostenibile di comunità con il quale ha preso il via, proprio nella Fortezza Orsini, il campus residenziale che durerà fino al 29 luglio .


Il Convegno, introdotto dal vice sindaco e assessore
comunale alla cultura e al turismo Pierandrea Vanni, ha visto la
presenza del presidente nazionale della Fedec Lorenzo Caravello, della responsabile nazionale della Fedec scuola Laura Biggi, del regista Lorenzo Iannello,del manager cinematografico Alessandro Pellegrini e di Antonella Santarelli del cineclub Firenze.

Zeppi ha anche annunciato che una rappresentanza del Liceo
Linguistico e dell’Istituto Comprensivo di Sorano sarà invitata al giornata inaugurale del Festival a Montecatini ricordando che il MISFF è il piu’ antico festival italiano del cortometraggio (quest’anno è l’edizione numero 68) e a livello nazionale è quello che dà più spazio ai giovani.  Nel ringraziare il Comune per il patrocinio e per la collaborazione, Zeppi ha definito il territorio di Sorano una miniera anche per il cinema e per la nostra parte intendiamo contribuire a valorizzarlo. E si è detto particolarmente colpito dalle vie Cave. I Custodi delle Vie Cave.


Il cortometraggio, frutto dell’esperienza e delle attività del campus
che si articola in una serie di laboratori, racconterà appunto Sorano e il suo territorio, meta di una serie di escursioni da parte dei giovani partecipanti..

Links:
http://www.agipress.it/agipress-news/cultura/eventi/il-cortometraggio-
su-sorano-sara-proiettato-al-montecatini-international-short-film-festival.html